NULLA CI È ESTRANEO

Carissimi fratelli e sorelle,
si può accettare che un ragazzo di quattordici anni muoia su una panchina ucciso da una miscela “economica” di sostanze stupefacenti?
Si può accettare che tante e tante giovani donne, sempre più numerose, siano ingannate, angariate e schiavizzate, costrette a una vita peggio che animale?
Si può accettare che la violenza e l’arbitrio, la prepotenza e la minaccia siano la regola e lo stile di vita di gruppi di giovani che per l’ignavia quasi generale stanno diventando masse?
Si può accettare che questi siano i tempi della paura per tutti e della tragedia per molti, solo perché alcuni hanno deciso che la vita non è sacra mentre lo sarebbe l’odio?
Sono solo alcuni esempi . Evito di diffondermi in una lugubre elencazione di ciò che offende l’uomo e Colui che l’uomo ha creato. Ma nei nostri cuori dobbiamo ciascuno non stancarci di averlo davanti questo lungo e tragico elenco; non possiamo restare indifferenti, non è consentito distrarre l'attenzione per abitudine al male, per quietismo, per egoismo.
Il male è da “sempre”, e mai ha mancato di trafiggere pesantemente, ma è un po' come se fosse diventato abitudine, si fosse fatto norma, quasi rientrasse nello scontato. Possiamo dire che qualcosa di strano è avvenuto, e continua purtroppo.
Pare che un vento perverso abbia demolito e stravolto le certezze ma anche la lucidità e la libertà di giudizio in troppe menti e in troppi cuori. Pare si voglia che sia ritenuto superato e quasi sconveniente operare la distinzione tra bene e male, lecito e illecito, verità e convenienza. La regola che da tempo va prevalendo dice: autosufficienza, oltre Dio, senza limiti, e ancora: arbitrio, supremazia, io. Già, ancora e soprattutto: io. Ma questa “regola” in realtà non ha nulla di nuovo, anzi ricorda, e direi con riconoscibile precisione, quel fatale “suggeritore” che sin dall’inizio ha odiato ed è stato contro l’uomo, perché era contro Cristo Signore.
Solo che probabilmente qualcosa di diverso oggi sta apparendo. O meglio sta scomparendo. In questo caos non si odono tanto numerose le voci, magari anche le grida, che in passato verosimilmente invece si sarebbero levate a richiamare le coscienze. Gli uomini “che sanno”, quelli che hanno ruoli magisteriali, coloro a cui sarebbe dato indicare la strada e tenere accesa la luce nella tenebra, tutti costoro dove sono? Troppi tacciono e molti purtroppo addirittura favoriscono l’errore e la confusione.
È grave non poco quando un cosiddetto amore per l’uomo veste i panni della tolleranza, se è tolleranza di ciò che è male. È terribile quando, per il presunto vantaggio dell’uomo, per un illusorio e quindi falso benessere dell’uomo, si provoca o anche solo si accetta in lui l’annebbiamento o il travisamento della verità.
Sicuramente ancora ci sono voci autorevoli e coraggiose che si alzano a vari livelli e in ambiti diversi a tentare di dare luce all’umanità. Ma con quale sincronismo e con quale volume di fuoco vengono sommerse di critiche e di graffianti accuse appena escono dagli appelli generici e dalla semplice esaltazione dei “valori”. E da che parte viene questa stroncatura nei confronti di quanti ardiscono porsi fuori dal coro? Dobbiamo riconoscere purtroppo che il coro è decisamente molto vasto e che, nel suo conformismo “moderno” che pare vincente, sa attirare proseliti da ogni sponda, da ogni posizione culturale, e sempre più anche da ambiti religiosi.
Basta andare a rivedere ad esempio come è stato accolto, con quali etichette e con quali sospetti, Papa Ratzinger. Oppure sotto quali giudizi è stato troppo spesso sommerso il Cardinale Biffi, tra l'altro buon amico ed estimatore del Padre e della Comunità. Per non parlare delle difficoltà incontrate dal nostro Padre Barsotti.
Ritorniamo allora a chiederci, si può accettare? Alla fede è chiesto anche di misurarsi con gli eventi, le è chiesto di essere reattiva rispetto alla realtà del mondo, deve mostrarsi e anche scegliere di fronte al mondo. La fede chiama amore, non disinteresse. “Nulla ci è estraneo”.
Ma in realtà che cosa si può fare noi?
Probabilmente si può cercare di maturare, sia nella condotta umana che nella consapevolezza religiosa. Provando ad uscire quindi dalla logica che viene generalmente considerata corretta perché moderna, riconoscendola piuttosto come il frutto di un giardino alternativo a quello cristiano.
Si può poi raddrizzare un po’ la schiena, per guardare dritto negli occhi coloro che pretendono di proporci una verità aggiornata e rivista a modo loro, o anche solo una verità insapore o resa confusa dai compromessi. Perché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre”, e solo Lui è la Verità e dona pienezza di vita, è autentica speranza per ogni uomo. E Cristo dona ma anche chiede luce e coraggio.
E infine si può dare “scandalo”, mostrando con semplicità e naturalezza che il legame che ci unisce nella Comunità così come nella Chiesa è un legame reale, concreto e vibrante, è l’amore dei figli di Dio. Perché, se gli altri non vedono nulla, vuol dire che non c’è nulla, e così potranno pensare che siamo anche noi adattati a questi tempi, omologati e rassegnati, e che non c'è speranza, non c'è combattimento. Invece una Comunità e una Chiesa che sprigionano amore possono dare il proprio contributo a risanare le acque morte, possono consentire a Gesù di bussare chissà a quanti cuori confusi.
Tutto questo naturalmente presuppone la preghiera, si accompagna a profonda e generosa preghiera. Una costante implorazione all’Unico che può. Ma rendendoci insieme disponibili con abbandono filiale, e concreto, affinché lo Spirito agisca, se vorrà, anche attraverso l'umile testimonianza di questi suoi inutili servi.

Paolo Canal

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