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UNA SINGOLARE COINCIDENZA
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Il Padre aveva espresso in passato il desiderio di morire il giorno della Presentazione di Gesù al Tempio, il 2 febbraio (la Candelora). Aveva detto questo più volte, in tempi non sospetti, quando stava bene. Aveva anche spiegato il motivo: è la presentazione di Gesù al Padre: Maria Santissima cede il divin Figlio al sacerdote del tempio, che compie il rito dell'offerta del primogenito maschio a Dio Altissimo, secondo la prescrizione di Mosè. Poi il sacerdote “restituisce” il figlio alla Madre, la quale subito lo “cede” al santo vecchio Simeone, che loda Dio con le parole che ben sappiamo, e che ripetiamo ogni sera a Compieta. E' l'ingresso del Figlio di Dio nel suo Tempio, è il Dio Incarnato che entra nella Casa del Padre portato da Maria santissima. Ecco perché la festa piaceva tanto al Padre come momento della morte: “Vorrei essere portato al tempio – diceva – dalle mani di Maria santissima; io piccolo bambino nelle sue braccia, essere offerto a Dio come atto sacro di offerta dalle mani della Vergine”.
Più volte aveva ripetuto questo.
Dal momento che proprio verso la fine di dicembre egli cominciò una china discendente inarrestabile, avvicinandoci al 2 febbraio tutti noi pensammo che questa preghiera e questo desiderio del Padre sarebbe stato esaudito.
Il nostro p. Doroteo, nove giorni prima del 2 febbraio (il Padre stava veramente male, e tutti avevamo la percezione che da un momento all'altro potesse lasciare questa terra) ci esortò a fare una novena per prepararci ancor meglio a questo momento, e soprattutto perché il Signore portasse a compimento quell'opera di purificazione che il Padre stava vivendo.
Il 2 febbraio, però, trascorse senza che il Padre morisse. Dunque evidentemente il Signore non aveva esaudito questo desiderio. “Bene – ci dicemmo – questo significa che il buon Dio chiede al Padre anche la rinuncia a questa data, per il bene suo e di tante altre anime. Il Signore è sommamente libero nel suo giudizio e nella sua volontà, sia Egli sempre lodato e benedetto nei secoli ”.
Un pochino, però – confessiamo - la cosa ci dispiaceva. Non certo perché il Padre non fosse deceduto, ma perché, siccome ci teneva, ci pareva bello poter dire che questo suo desiderio era stato esaudito.
Il Padre poi, come tutti sappiamo, è morto la mattina del 15 febbraio.
Alla sera stessa giungono a Casa San Sergio due messaggi, uno della Comunità di Monte Sole (di don Dossetti), e uno di don Giampaolo Burnelli, di Bologna, che, indipendentemente l'uno dall'altro dicono la stessa cosa: “Il Padre è morto oggi, 15 febbraio. Nel calendario della Chiesa Ortodossa, la festa della Presentazione di Gesù al Tempio viene celebrata il 15 febbraio. Loro la chiamano “Il santo incontro del Signore”.
Inutile dire il nostro stupore, la nostra gioia, la nostra commozione: il Padre era stato esaudito!! Ma, inaspettatamente, non secondo il nostro calendario romano, bensì secondo il calendario della Chiesa ortodossa!
Naturalmente chi ci mandava questi messaggi non poteva sapere che il Padre aveva chiesto di poter morire il giorno della Presentazione di Gesù al tempio, e questo ci ha meravigliato ancora di più!
Il giorno dopo poi abbiamo ricevuto un altro messaggio, da parte della Chiesa ortodossa in Italia, la quale, ancora più ufficialmente, collegava la morte del Padre alla presentazione di Gesù al tempio (anch'essa senza sapere evidentemente del desiderio del Padre), commentando anche le parole di Simeone: “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola...” Inoltre il padre che scriveva il messaggio aggiungeva che la sua comunità aveva celebrato la divina liturgia della Presentazione del Signore al tempio la mattina del 15 alle ore 9.00, e quindi alle 9.30 la liturgia era in pieno svolgimento.
Che dire? Non ci sono parole.
Qualcuno, a Casa San Sergio, ha immaginato questo dialogo avvenuto in Paradiso: «Un gruppetto di santi russi, capitanati da san Sergio di Radonez, con a fianco san Serafino di Sarov e san Silvano del Monte Athos, si presenta un giorno al Signore e chiede udienza. “Caro Gesù – esordisce solennemente san Sergio – vedi che in terra ci sta un tuo servo fedele, che ha dedicato la sua casa al sottoscritto, non per dare gloria a me, ma per dare gloria a Te. Abbiamo saputo che quel tuo servo ha chiesto di venire qui da noi il giorno in cui si celebra, in terra ma anche qui in Cielo, la Tua presentazione al tempio. Ti veniamo a chiedere di esaudire, nella tua bontà, tale giusta preghiera. Se la merita davvero. Però, dal momento che ancora ci sono calendari diversi, vorremmo che ciò avvenisse secondo il nostro calendario. Abbi pazienza: lui ha fatto tanto per noi: ci ha fatto conoscere in Italia, dove c'è il tuo Vicario, ha scritto e parlato di noi, ha dedicato la sua Casa a me, ha dato il nome dei tuoi fedeli servi della terra russa ad alcuni dei suoi giovani... Davvero ci sembra che questa nostra richiesta sia buona. Abbiamo fatto una riunioncina per questo, e siamo tutti d'accordo. Abbiamo chiesto il parere anche ai nostri fratelli che erano nella Chiesa occidentale, e anche loro sarebbero contenti. Persino san Pietro ha dato il nulla osta. Tu che ne dici?” Di fronte all'eloquenza del grande monaco russo e l'entusiasmo dei suoi accompagnatori, il Signore finì per cedere alla loro richiesta, e scrisse nel grande quaderno della vita, sotto il nome del fedele servo palaiese, a chiare lettere: 15 febbraio».
Qualcosa di simile deve essere avvenuta, non pensate?
“Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima avere veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele” (Lc 2,22-32)
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