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IL CONVEGNO DI BOLOGNA
Il Convegno era stato preparato con un taglio di studio, ma non accademico. L'unico teologo “ufficiale”, Franco Giulio Brambilla, della Facoltà Teologica di Milano, aveva anche dato forfait all'ultimo minuto, costringendoci ad un intervento organizzato qualche giorno prima, che si è rivelato poi provvidenziale. Ma andiamo con ordine. Il Convegno si è aperto alle 8.30 con la santa Messa, celebrata nella basilica di san Domenico, nella cappella del Rosario. Presiedeva giustamente padre Serafino, assieme ai nostri sacerdoti della vita comune, e con la presenza di don Paolo Prosperi, che avrebbe tenuto una delle relazioni, di don Remo Sartori, gesuita di Modena e di don Roberto, Responsabile dell'Istituto Veritatis Splendor di Bologna. Di fronte alla cappella del Rosario vi era l'arca di San Domenico, con il corpo del santo e le sculture di Michelangelo, al lato l'organo a canne che suonava Mozart quando passava da Bologna, ma soprattutto di grande vi era la presenza di tanti, inaspettati fratelli e sorelle della Comunità, giunti da tutta Italia, e non possiamo non ricordare con un cenno di gratitudine coloro che hanno viaggiato tutta la notte (da Foggia, da Bari, dalla Sicilia, ma anche da Udine, da Bolzano) per essere presenti in quel momento. L'incontro non poteva non iniziare così, con la santa Messa. Non si trattava infatti di un evento culturale, ma di un incontro nel Signore, durante il quale si sarebbe parlato e ascoltato sul Padre. La Messa iniziale è stato dunque il tono, il motivo, che ha riassunto e sintetizzato il tutto. Subito dopo la Messa si va nella prestigiosa sala Bolognini, meglio conosciuta come “la biblioteca” del Convento di San Domenico, e il colpo d'occhio che ci si presenta è assai suggestivo: la sala è stracolma di gente: in tanti ci si conosce, ma ci sono anche molti volti nuovi. L'arcivescovo di Bologna, il Cardinale Carlo Caffarra, tiene la prima relazione: “La santità del laico nel Concilio Vaticano II e nel pensiero di don Divo Barsotti”. Si avverte nel Cardinale un vero affetto, una comunione con l'autore studiato, che stupisce; egli infatti afferma di essere venuto per la gratitudine che deve a don Divo, suo maestro e amico. Egli parla del Padre come “patrimonio” di tutta la Chiesa, come maestro il cui pensiero andrà sempre più approfondito, fatto conoscere, e in qualche maniera egli stesso inizia quest'opera di trasmissione. Ci fa pensare il fatto che chi asserisce questo è un Cardinale, e vogliamo avvertire nella sua voce la voce della Chiesa gerarchica. È una sorta di “consacrazione” ufficiale del Padre, quella che in vita non ebbe mai. Ad un certo punto, citando un'adunanza del Padre a Biella degli anni '70 (in tanti ci siamo chiesti come fosse arrivata al Cardinale il testo di quell'adunanza, materiale che si trova nei libroni verdi), Mons. Caffarra ha detto: “Questa adunanza tratta del matrimonio cristiano; ebbene, posso affermare di non aver trovato niente di simile, di così profondo e straordinario, in quanto scritto negli ultimi due secoli!”. Sappiamo che Mons. Caffarra, prima di essere vescovo, era direttore dell'Istituto sulla Famiglia Giovanni Paolo II del Vaticano, quindi è uno che su quanto pubblicato in ordine al matrimonio e alla famiglia, sa veramente tutto. “Di questa adunanza, ha aggiunto, vi prego di fare un libretto, una pubblicazione a parte!”. Il secondo intervento è di don Paolo Prosperi, cui era stato affidato il compito di mettere in relazione due figure della Chiesa del '900, don Luigi Giussani e il Padre. Don Paolo Prosperi è un sacerdote di 31 anni, che ne dimostra anche meno, e vive in Russia da più di un anno. Ci confida che la conoscenza dei testi di don Divo lo ha aiutato a capire meglio il mondo Ortodosso, e con stile familiare, lineare, semplice, mette in rilievo tutti i punti in comune tra i due autori presentati. In sala ci sono molti ciellini: è la prima volta infatti che in una sede ufficiale viene presentato questo confronto. È presente in prima fila anche Mons. Andrea Bellandi, Preside della Facoltà teologica dell'Italia Centrale, anche lui legato a Comunione e Liberazione. Tutti ascoltano in silenzio, con grande attenzione. Questo don Paolo è davvero in gamba! E mentre parla ci sembra di avere lì con noi il Padre e don Giussani, e di conoscerli meglio, e di entrare di più in una stagione di Chiesa che questi grandi interpreti hanno rappresentato e vissuto. Ci sentiamo piccoli, ma l'atmosfera è di partecipazione sentita. I giovani di CL presenti, al termine della relazione, circondano don Prosperi manifestandogli il loro affetto e la loro stima, e prima di uscire le vediamo acquistare decine di libri del Padre esposti su due tavoloni all'ingresso della sala. Più tardi don Paolo Prosperi ci confida un progetto che aveva in cuore, ma che ora diviene definitivo: egli intende tradurre in russo il libro del Padre “Il Mistero cristiano nell'anno liturgico” e, aggiunge, non tanto per fare lustro al Padre, quanto perché quel testo può essere davvero importante per loro, per gli Ortodossi, per capire ancora meglio il Mistero che essi celebrano nella liturgia. Che dire?... Ne siamo veramente felici! Il terzo relatore doveva essere Branbilla, ma pochi giorni prima aveva disdetto. Era stato allora precettato il nostro fratello della vita comune, p. Paolo Radice, cui era stato chiesto un intervento dal titolo: “Il frutto del pensiero di don Barsotti sul laico: il consacrato della Comunità dei figli di Dio”. Era stato fatto notare, infatti, che mancava un intervento sulla Comunità, e la Provvidenza ha disposto che questo reclamo fosse accolto. P. Paolo ha esposto brevemente ed efficacemente il pensiero che animò il Padre nello strutturare la Comunità in quattro rami. “Mentre la Chiesa distingue sacerdoti e laici – ha spiegato p.Paolo – la Comunità chiede a tutti la stessa cosa in virtù della medesima consacrazione”. Con una certa sorpresa (avendo p. Serafino al suo fianco durante l'esposizione). p. Paolo ha fatto anche un accenno sul ruolo del padre generale. Dobbiamo ringraziare questo nostro fratello per quanto egli ha esposto con una chiarezza cristallina, frutto della sua preparazione e militanza nella Comunità. Nel pomeriggio le ultime due relazioni. La prima di Marco Invernizzi, unico laico relatore, sposato e padre di quattro figli, scrittore e voce di Radio Maria. Si è misurato sul tema: “Il vero lavoro del laici è la preghiera”. Questo è un pensiero del Padre che ci è familiare: la santificazione del mondo attraverso la presenza orante e attiva dei laici inseriti nel lavoro e nella società. Durante la relazione ci ha detto che leggendo e studiando don Barsotti egli stesso ne ha avuto un grande beneficio per la sua vita personale di preghiera. “Ora prego di più e meglio”, ha confessato. E non basterebbe questa affermazione per giustificare il suo studio? Ultimo relatore era Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino. Un vero vulcano. Con uno stile vigoroso e forte ha presentato il panorama del pre-Concilio e del Concilio Vaticano II nel quale si è mosso don Divo Barsotti, e ha detto che don Divo è stato uno che “ha reso credibile” il magistero del Concilio e dei Papi successivi. Ha parlato anch'egli, come l'Arcivescovo di Bologna, del Padre in termini grandiosi: un uomo che non solo ha illuminato una stagione, ma che più essere nella Chiesa un vero faro e un santo. Mons. Negri ha arricchito la sua potente relazione con un ricordo personale sul Padre, quando si conobbero a Milano anni fa. Egli rimase colpito dallo sguardo del Padre, che ricorda ancora dopo tanto tempo. Alla fine era previsto un video di una ventina di minuti con immagini e parole del Padre. È stato davvero bello rivedere il Padre degli ultimi tempi, le sue parole, la sua viva espressione, degno suggello di una giornata campale. Quando le immagini si sono spente, ed è ritornata la luce nella sala, c'era una atmosfera di commozione, dalla quale era difficile uscire per ritornare nelle ordinarie pieghe del tempo. Il Padre, in quel frangente, ha avuto modo di farci capire che quello che lui ha vissuto è stato qualcosa di grande, e quello che di conseguenza dobbiamo vivere noi è altrettanto grande e impegnativo. Di questo straordinario convegno verrà pubblicato un piccolo libro con le meditazioni dei relatori (inseriremo probabilmente anche quell'adunanza ritenuta così importante dal Cardinale). E mentre il sole calava lievemente sulla piazza medioevale di san Domenico, con i frati che si preparavano all'ultima preghiera davanti alla tomba del santo, noi riprendevamo la via di casa, con la consapevolezza di avere un amico in più, un compito in più, una missione di grande portata da compiere con l'aiuto di Dio. |