|
QUANDO LA COPPIA SCOPPIA... SUBITO DOPO IL "SÌ"
Ogni anno in Italia 30.000 sposi chiedono la separazione entro tre anni dal matrimonio.
Non c'è più entusiasmo, non c'è più sale. Pesano i ritmi della quotidianità, la necessità di pensarsi come famiglia e non più come individui, le abitudini che uno aveva prima e che ora vanno riviste. Pesa poi, in alcuni casi, l'impegno di fedeltà, se si perde lo slancio dei primi mesi... Ma come può accadere che due giovani sposi, con fondamenti cristiani radicati, vadano in crisi così rapidamente?
La consuetudine delle chiese, delle parrocchie e dei movimenti forse non è esente da colpe. L'impegno profuso nella preparazione del matrimonio non trova seguito nei primi anni dopo le nozze, quando le coppie vengono lasciate sole a misurarsi con una realtà sempre più difficile.
Inoltre: il clima in cui siamo immersi suggerisce il disimpegno. Le scelte permanenti sono considerate quasi detestabili: “se non mi trovo più bene con lui, o con lei, se la nostra intesa non c'è più, perché dobbiamo rimanere insieme?” Già, perché? Il modello suggerito dai mass media è quello di un rapido ricambio sentimentale: tradire la moglie o il marito non è presentato come un evento dalle drammatiche conseguenze, ma una cosa comune, quasi normale: “Se con mio marito ci sono problemi, perché non accettare le proposte del mio capufficio o di quel compagno di scuola che si è rifatto vivo dopo qualche anno?” Se queste situazioni si innestano su una realtà in cui manca una corretta educazione all'amore, i risultati catastrofici saranno quasi inevitabili. Questa è purtroppo la normalità. E se coppie cristiane vanno in crisi dopo qualche anno, figurarsi cosa potrà capitare a tutte le altre coppie che arrivano all'altare in modo più spensierato, e che sono la netta maggioranza.
Nel giugno del 2005 c'è stato un convegno ad Abano Terme, promosso dalla CEI, dal titolo “Ti accolgo e prometto di esserti fedele sempre. Giovani sposi in cammino... non da soli”. Il titolo già di per sé è stimolante, provocatorio, e che che può interessare anche la nostra Comunità, perché in questi ultimi anni sono venute a noi tante coppie di sposi giovani che si impegnano in un cammino di perfezione, e non possono certo compierlo mettendo tra parentesi il loro stato matrimoniale.
Un nuovo fenomeno: la convivenza
La statistica è spietata. Le giovani coppie conviventi aumentano a ritmo esponenziale. Nel 1993 erano 97mila; dieci anni dopo sono diventate 265mila. Queste coppie di solito intendono sperimentare la loro situazione per verificare la scelta del partner. Proposito che rischia di essere illusorio perché – citano gli atti del convegno di Abano Terme – tutte le ricerche hanno dimostrato la scarsa efficacia della convivenza, che non previene affatto rotture, sofferenze, fragilità.
Nella convivenza manca del tutto un progetto condiviso che permetta ai due di affidarsi interamente uno all'altra. Anche chi poi arriva al matrimonio con le migliori intenzioni, dopo la convivenza, conserva nel cuore una riserva che potremmo esprime in questo modo: “Posso davvero scommettere sul nostro amore per tutta la vita?”
Occorre spiegare ai giovani che la fedeltà non è un obbligo giuridico, ma la gioia di una relazione viva che si alimenta di promessa e di perdono. Anche quando la nostra debolezza dovesse rompere la promessa, recuperare il senso di fedeltà è possibile, perché il matrimonio non è semplicemente un un contratto, ma è scegliere di vivere di generosità, è una scelta di grazia sovrabbondante, di gratuità.
Percorso con... ostacoli
Tra i giovani sposi e la felicità coniugale ci sono almeno 13 ostacoli. Per giungere sani e salvi all'arrivo è indispensabile superarli tutti. Proviamo ad individuarli, augurando a tutte le coppie una buona gara con vittoria finale.
Formazione permanente – Una unione coniugale non si improvvisa né si inventa. Va sperimenta, verificata, motivata continuamente. Non si vive di ricordi, né di sentimenti. Ci vogliono motivazioni che vanno continuamente rinfrescata, rinvigorite. Ecco gli incontri in Comunità, la lettura biblica, il confronto tra di noi. Gli sposi non possono essere lasciati soli in questo importante percorso formativo, che deve essere permanente.
Conflittualità – Si sente dire che l'amore “non è bello se non è litigarello”. Sarà, ma sarebbe più bello ancora se non ci fossero conflitti. In ogni caso, il conflitto, quando si manifesta, deve assolutamente diventare opportunità di crescita della coppia. Occorre trasformare i problemi in risorse.
Sessualità - C'è collegamento diretto tra “buona relazione” e “buona sessualità”. Quello della sessualità è un linguaggio integrale, ragionevole, in cui entrano a far parte sensi, corpo, spirito, intelligenza, emozioni. In questo campo non bisogna dare nulla per scontato. Il Padre fondatore ha parlato diffusamente di questo aspetto, sottolineando l'importanza di una vita coniugale equilibrata; per noi è importante conoscere il suo pensiero in proposito.
Arrivo del primo figlio – Capita di constatare che l'arrivo del primo figlio, tanto desiderato e atteso, può mandare in tilt la famiglia. Saltano equilibri, tempi, sonno notturno, eccetera. Occorre maturare nella pazienza, nello spirito di sacrificio. Alla gioia di avere un bimbo risponde il fatto di dover accettare di dipendere da questa piccola creatura. Si perde in un certo senso l'autonomia di coppia, ma si acquista in spirito di donazione. Occorre preparasi adeguatamente a questo passo, per non viverlo poi con nervosismo e stanchezza.
Stile di vita – In una Comunità che propone anche i voti per gli sposati (II ramo) non è possibile ignorare questo argomento. Non tutti faranno i voti, ma ci viene chiesto di vivere, come monaci nel mondo, lo spirito dei voti come direttive comuni per tutti. Oggi più che mai una testimonianza di vita sobria, di scelte familiari coraggiose, di rinunce di beni di consumo inutili, può avere una grande efficacia, sia per la famiglia stessa sia per coloro che frequentano la famiglia.
Sofferenze e imprevisti – Talvolta la vita della giovane coppia viene sconvolta da imprevisti o da grandi sofferenze. Anche in questo caso è importante imparare a “gestire” la sofferenza in una prospettiva di fede, e al tempo stesso non sentirsi soli. La Comunità e il gruppo devono sostenere; è importante poter condividere le proprie pene in un ambiente serio e confortante.
Preghiera in casa – Laddove si prega insieme, le cose vanno molto meglio, sia tra gli sposi, e sia tra i genitori e i figli. La preghiera in comune è più efficace, aiuta di più, crea in casa un clima diverso, ci richiama continuamente alla presenza di Dio. Quando i figli vedono i genitori pregare, si imprimono nella memoria una lezione di vita che servirà loro per sempre. La preghiera in casa è l'antidoto contro le varie cattiverie che si vivono negli ambienti del mondo. La preghiera in casa attira la benedizione di Dio e la protezione sulla famiglia. Davvero non esistono controindicazioni alla preghiera in comune degli sposi, e non si capisce la resistenza alla preghiera comunitaria familiare, fonte di tanto bene.
Le famiglie di origine – In molte famiglie novelle la conflittualità tra “i miei” e “i tuoi” è all'origine di tante incomprensioni. Abbiamo constatato che gestire in maniera corretta i rapporti con la famiglia di origine è determinante per il futuro della giovane coppia. Patti chiari e amicizia lunga con le famiglie di origine, fin dall'inizio, nel rispetto e nell'amore, ma anche nella piena libertà. Su questo punto gli sposi devono confrontarsi spesso, pronti a saper rinunciare a qualcosa per amore dell'unità e dell'equilibrio della coppia.
L'educazione dei figli – Aiutare un figlio a crescere è un'attività bellissima ma non facile. I figli crescono, e crescendo si pongono tanti interrogativi. Come possono i genitori dettare norme, e al tempo stesso educarli alla libertà? L'educazione, poi, è un fatto solo privato, oppure coinvolge anche la Comunità?
Il lavoro – Oggi è un vero e proprio punto dolente, molto più che in passato. La società cambia a ritmi veloci, vi è precarietà in quasi tutti i lavori: contratti a termine, flessibilità e lavoro interinale sembrano inventati apposta per diffondere nelle nuove famiglie nuove insicurezze. Se vi è un mutuo da pagare (ossia, quasi sempre) si ha spesso la necessità che entrambi i coniugi lavorino, e uno dei due lo fa solo per pagare il mutuo. Anche quando c'è il lavoro, ecco il consumismo che sollecita orari allungati e impegni sempre più gravosi per accumulare le risorse necessarie per i consumi. Questo problema è davvero di grande complessità.
La famiglia nella Chiesa – Come possono partecipare gli sposi alla vita della Chiesa locale? Non esiste solo la famiglia, ma ogni coppia, in quanto cristiana, è chiamata a vivere un rapporto con la parrocchia, almeno per quanto riguarda la Messa domenicale, con il parroco, con le realtà dela chiesa locale.
La famiglia nella Comunità – Specialmente dove ci sono figli piccoli, anche la frequentazione in Comunità può diventare difficile. Generalmente non è fonte di conflitti (almeno laddove entrambi sono consacrati, ma ci sono casi in cui se uno dei due non fa parte della Comunità e la considera una distrazione inutile per il consorte, sorgono problemi), ma se non altro aumentano le difficoltà per camminare insieme, con quella pace, serenità, tempo, come era possibile prima che nascessero i figli (stesso discorso vale per adunanze, ritiri, esercizi, eccetera).
La famiglia nella società – Non possiamo rimanere inerti di fronte alle grandi emergenze della società che oggi sembra minare frontalmente i valori legati alla famiglia: convivenze, coppie di fatto, matrimoni omosessuali, embrioni congelati, eccetera. Sia come singoli che come famiglie siamo chiamati ad una testimonianza precisa e ferma. Ma primo dobbiamo essere documentati, preparati, e poi avere una linea unitaria e chiara. Anche in questo non possiamo andare ognuno per conto nostro.
Dunque, ci sono questi 13 ostacoli.... Noi non ci scoraggiamo, ma desideriamo vivere con le nostre coppie la risoluzione di queste realtà, nella Comunità e con i valori che abbiamo fatto nostri il giorno della nostra consacrazione.
Aiutiamoci, parliamone, preghiamo. Il Signore è con noi apposta per renderci forti e saldi, veri testimoni in questo tempo in cui Egli ci ha posti.
A cura del Comitato famiglie
|