PICCOLO LESSICO: «L'OTTAVO GIORNO»

Abbiamo già meditato su «tempo ed eternità»; adesso consideriamo col padre questo tema, a partire dalla Pasqua. La Chiesa vive l'“ottavo giorno” nella presenza di Cristo risorto. E' il giorno del Signore (Ap 1,10), il primo giorno della settimana (1 Cor 16,2; Atti 20,7), il giorno dopo il sabato, in cui i primi cristiani commemoravano la Resurrezione. Esso non ha solo un valore storico e temporale, ma un valore escatologico. Proprio per accentuare il significato del giorno ultimo ed eterno, in cui il mondo è entrato con la Resurrezione del Cristo, la Chiesa vuole che la liturgia del giorno di Pasqua si ripeta uguale per tutta la settimana in albis; e il responsorio è sostituto appunto dalle parole: «Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Rallegriamoci ed esultiamo. Alleluia».
 
(da «Meditazione sulle apparizioni del Risorto» p. 62 s.:)
«“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato”(Gv 20,19). Si noti non è una nuova settimana, ma la fine della settimana nel giorno ottavo. La struttura del Vangelo di Giovanni come l'Apocalisse si fonda sul numero sette che è segno del tempo. I primi due capitoli del Vangelo di Giovanni raccontano la prima settimana, che corrisponde ai primi capitoli della Genesi. Là, in sette giorni, Dio chiama le cose dal nulla, qui Dio chiama i discepoli a seguirlo. La nuova creazione è Cristo. La creazione nuova non è più il balzo dal nulla all'essere, ma il balzo dall'essere creato alla vita divina. (...)
Il primo giorno dopo il sabato non è il giorno di una nuova settimana, è il giorno che rimane, il giorno eterno. La storia è finita. Le apparizioni del Vangelo di san Giovanni non avvengono più durante la settimana. Dopo questo primo giorno della settimana avviene la seconda apparizione. “Otto giorni dopo”. La settimana scandisce lo scorrere del tempo, l'ottavo giorno è la pienezza, è l'eternità. Con la risurrezione del Cristo l'umanità è entrata nell'eternità. Gesù appare; egli è la presenza. Gesù appare in mezzo; nel centro dell'anima, nel centro della comunità. E' lui che realizza l'unità.
“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù”.
Non è la “seconda venuta”. Egli è già venuto. Non è lui che viene, sono i nostri occhi che si aprono e lo vedono. Con la risurrezione si apre di nuovo, per noi, il paradiso che si era chiuso per il peccato».

A cura di Margherita Ientile

Notizie e approfondimenti