IL MISTERO CRISTIAMO NELL'ANNO LITURGICO:
Maria nell'Avvento - Il mistero della Bellezza

In una splendida meditazione del 1962 su “La Bellezza” il padre, riprendendo un tema che gli è caro e che costituisce l’argomento del capitolo che dobbiamo studiare in questo periodo di avvento, disse:
«Fin dall'inizio dell'anno liturgico la Chiesa propone ad ogni anima cristiana l’ideale di quella perfezione che ciascuno di noi deve raggiungere nella bellezza. Maria Santissima nella sua Immacolata Concezione precede tutte le feste dell’Anno Liturgico come promessa e come speranza; come promessa da parte di Dio e come speranza da parte dell’uomo. Poi si vedrà attraverso l’Anno Liturgico in che modo ciascuno di noi può raggiungere quella bellezza che fin dall’inizio la Chiesa propone». (Milano 8 dicembre 1962)
E spiegava che la perfezione, che è il fine della vita umana, non è ordinata all’attività o al lavoro, nemmeno alla pace, ma semplicemente alla contemplazione della gloria di Dio che è Bellezza.
«Il mistero della bellezza è veramente un mistero. Noi ci rendiamo conto, forse senza giustificarlo in pieno a noi stessi, che solo la bellezza non soltanto ci attrae, ma è quello a cui tende, quello in cui trova veramente il suo vero pieno riposo la creatura umana. Questo tanto è vero che quando la teologia ci parla della vita beata, della beatitudine umana, non ce ne parla in termini di attività morale, non ce ne parla che in termini di attività estetica: una contemplazione della gloria di Dio, la bellezza.»
 
In questa adunanza che apre l’anno liturgico possiamo dunque dedicare un’introduzione al significato della presenza della Vergine nell’Avvento, particolarmente accentuata e ribadita dalla riforma liturgica, per poi seguire la meditazione del padre che ci apre prospettive davvero straordinarie, dal momento che Maria Immacolata è «il tipo di ogni santità creata».
 
Facciamoci ancora introdurre nel nostro tema dal padre:
«Nella Chiesa orientale, ai lati della porta regia, vi son sempre la Vergine e Giovanni il Battista: Giovanni il Battista che indica Gesù, lo annunzia, ne proclama la venuta – la Vergine che, nella sua umiltà e semplicità, lo dona al mondo. E anche nella Chiesa occidentale, in questo magnifico tempio costruito dalla pietà dei primi secoli della Chiesa che è l’Anno liturgico, la Vergine e Giovanni il Battista precedono Gesù e lo mostrano a noi. L’Avvento è pieno di questa presenza: la presenza di Maria, la presenza del Battista» (Adunanza del 4 dicembre 1960).
Nel 1974 Paolo VI con l’esortazione apostolica Marialis Cultus sottolineava l’importanza del posto di Maria nella liturgia della Chiesa, riprendendo la riflessione teologica già espressa dai padri conciliari nelle costituzioni (66-67) e Sacrosanctum Concilium (103).
Maria è celebrata in ogni parte dell’anno liturgico con una serie di feste che nel corso dei secoli si sono sempre arricchite di significato teologico e di titoli della Madre di Dio. Il popolo cristiano le ha dedicato inoltre i due mesi di maggio e di ottobre in cui, in tutte le chiese, la recita il santo Rosario esprime l’amore verso la Madre celeste. Tuttavia il suo posto più autentico e significativo nell’anno liturgico è proprio il tempo di Avvento, il tempo dell’attesa.
La Vergine compie l’attesa dell’antica alleanza che sin dal Paradiso terrestre promette e prefigura la sua vittoria sul male. In Lei l’Antico e il Nuovo Testamento si incontrano, è Lei che con il suo «fiat» consente all’inizio di una nuova creazione nel Verbo di Dio incarnato nel suo seno. (Lumen Gentium 55).
«.... il tempo d’avvento celebra questa economia veterotestamentaria dell’attesa, nella quale è già presente Maria. Nel breve spazio di quattro settimane si accumula la celebrazione di ben tre misteri: la solennità dell’Immacolata Concezione (8 dicembre) come celebrazione autonoma, l’annunzio a Maria e la visitazione di lei ad Elisabetta, commemorati nella settimana che precede il Natale, rispettivamente il 20 e il 21 dicembre (nel corso dell’anno liturgico avranno poi un’altra memoria appropriata). Nelle ferie tra il 17 e il 24 dicembre Maria diventa la testimone silenziosa dell’adempimento delle promesse: si leggono i vangeli dell’infanzia, episodi nei quali Maria diventa la emerge in primo piano come protagonista. Nei formulari della Messa (collette e prefazi) sono stati recuperati preziosi testi antichi (...) Specialmente alla fine del tempo di avvento Maria è presentata tutta protesa verso il Figlio che attende, fedele serva del mistero affidato alla sua obbedienza di fede».
Questo brano, a carattere didattico, è stato tratto dal Nuovo Dizionario di Liturgia perché mi è sembrato molto adatto per aiutarci a riscoprire la presenza della Vergine nelle settimane di avvento e quindi per farci comprendere il senso che la nuova liturgia postconciliare assegna a Maria. E’ la stessa liturgia che ci guida a contemplare il mistero di Maria.
 
Proprio contemplando il mistero di Maria Immacolata come “il mistero della bellezza” il padre, dopo i capitoli introduttivi, dà inizio alla sua meditazione sull’anno liturgico nel libro che stiamo studiando (p. 69 ss.).
«Il primo messaggio di Dio agli uomini, il primo messaggio della Chiesa al mondo è messaggio di bellezza. Prima di insegnare la sua verità, prima di promulgare la sua legge, Dio dona al mondo la Vergine e la Chiesa all’inizio dell’anno liturgico apre ai nostri sguardi una visione che anticipa il cielo» (Il Mistero cristiano nell’anno liturgico, p. 71).
Sono pagine di un lirismo appassionato su cui è difficile fare un commento o una introduzione, sicché forse conviene leggerle e rileggerle per poterne gustare la grandezza e la poesia. E’ come se il padre fosse trascinato dal mistero di Maria in una dimensione di paradiso, dove tutto è gratuità. Più della verità, più della bontà, la bellezza è la gloria di Dio, è Dio che vive nell’uomo.
Piuttosto dunque che guastare con l’aggiunta di altre parole la dimensione altissima di questa contemplazione, preferisco allegare una meditazione in cui la bellezza di Maria è contemplata più direttamente come rivelazione dello Spirito Santo.

Adunanza del 4 Dicembre 1960 «Il rapporto di Maria con lo Spirito Santo»

Noi conosciamo lo Spirito Santo attraverso Maria. Dio non si rivela direttamente e immediatamente in Se stesso: si rivela attraverso un segno che per il Verbo è l’umanità di Gesù, per lo Spirito la bellezza di Maria, per lo Spirito è questo immacolato candore, questa purezza assoluta, questa verginità totale dell’anima, questa umiltà senza fondo. La rivelazione dello Spirito Santo è la Vergine. Non certo come può essere la rivelazione di Dio l’umanità di Gesù, perché l’umanità di Gesù è unita ipostaticamente al Verbo divino, mentre Maria SS. ma non è ipostaticamente unita allo Spirito. Non in questo senso, ma in un senso ugualmente vero, anche se diverso, la Vergine è il segno dello Spirito Santo. (...)
La bellezza è il dono dello Spirito, la bellezza è il segno dello Spirito. Perché? Perché giustamente è nello Spirito Santo che Dio compie ogni cosa. Il compimento dell’azione di Dio, cioè la presenza dello Spirito si manifesta nel fulgore della bellezza. E Maria Santissima, da sola, non Madre col Figlio ma sola, glorificata dalla luce, rivestita di luce, è precisamente la “tota pulchra”. «Tota pulchra es, Maria». Tutta bella sei, o Maria. La rivelazione dello Spirito Santo è la bellezza di Maria Santissima: Maria è veramente questa rivelazione di bellezza, è questo segno di suprema bellezza.
Tutte le cose hanno la loro bellezza: ma vi è bellezza e bellezza. Il mistero della bellezza faceva sgomento Dimitri Karamazov. Effettivamente la bellezza oggi può essere equivoca come è equivoca la creazione. Dopo il peccato sta all’uomo dare un senso o togliere un senso a questa creazione. Non ogni bellezza è rivelazione, certo, dello Spirito Santo, o almeno ogni bellezza può essere segno dello Spirito, ma non segno di uno Spirito che agisce nell’uomo; la bellezza che è rivelazione dello Spirito è precisamente santità. E che cosa vuol dire santità? Le cose in tanto sono belle in quanto non rivelano se stesse, ma rivelano un Altro. Un Altro che vive in loro, che a loro si è comunicato, che in loro si è fatto presente. La vera bellezza è la rivelazione di Dio. E la santità è precisamente Dio che nell’uomo si è comunicato, che nell’uomo si fa presente e che attraverso l’uomo si rivela, si manifesta. La vera bellezza è la santità. Non vi è altra bellezza pura, vera, che questa. Ora Maria, precisamente, è la tota pulchra perché non rivela se stessa: non parla di sé, ma è Colei che immediatamente, nella sua presenza, rivela Colui che l’ha investita della sua luce, Colui che in Lei vive e in Lei si fa presente, il Signore. Puro cristallo, tu non vedi Maria, ma attraverso di Lei tu vedi il Signore: Ella ti fa presente immediatamente il Mistero. È il peccato che ha fatto l’uomo presente, che ha fatto sì che l’uomo non rivelando più Dio rivelasse se stesso; ma la rivelazione che l’uomo fa di se stesso è sempre bruttezza, opacità, è sempre bruttura. L’uomo non può essere bello che in quanto rivela un Altro, che in quanto cioè non manifesta sé ma il Signore, che in quanto si nasconda agli occhi degli altri e faccia sì che attraverso di Lui si manifesti Colui che in lui opera.
E questa sarà la suprema bellezza dell’universo: l’universo sussisterà, gli uomini rimarranno, sono immortali; ma tu non vedrai più gli uomini né l’universo, non vedrai che il Signore perché tutto l’universo non sarà che rivestito della sua gloria, non irraggerà che la sua luce, non rivelerà che la sua santità. Questa rivelazione pura, questa suprema bellezza dell’universo al termine, già si è anticipata per tutti nella presenza di Maria. Nella presenza di Maria davvero il mondo divino si è fatto presente all’uomo, si è rivelato all’uomo. Tu non vedi Lei: vedi il Signore, non vedi che la luce. Questa è la bellezza di Maria. «Tota pulchra es, Maria, et macula originalis non est in te». Nessuna macchia, nulla dunque che impedisca questa perfetta trasparenza, onde Lei si rende invisibile e si rende visibile in Lei soltanto il Signore.
Noi invece siamo coperti di macchie: per questo gli altri non vedono che noi e non vedono affatto il Signore.
La bellezza spirituale! «La santità (diceva Florenskij) non è l’esercizio delle virtù, non è la perfezione morale, ma è la bellezza, la bellezza spirituale». Di fatto noi dobbiamo ritornare a questo concetto, anche se non possiamo accettare che la bellezza si opponga all’esercizio delle virtù, alla perfezione morale. Non si può accettare questa posizione. Ma che la santità sia bellezza, sia questa perfezione morale in quanto si manifesta, in quanto si rivela, in quanto essendo perfetta è fulgore, è luce, è gloria, questo dobbiamo accettarlo, questa anzi è l’unica concezione che possiamo avere della santità, perché una perfezione morale che non riveli, che non splenda, non è santità. È sempre ombra che nasconde, è sempre bruttura; e non vi è nulla di più brutto di una virtù che nasconde Dio, di una virtù che fa l’uomo sufficiente a se stesso. È molto più bella una donna perduta che almeno nell’abisso della sua depravazione sente la sua miseria e implora la luce divina, piuttosto che un galantuomo soddisfatto di sé, della propria virtù. Nulla di più brutto di questo. I farisei sono sepolcri imbiancati, e nei sepolcri che c’è? Bruttura e putridume, null’altro. Sono sepolcri imbiancati perché sono totalmente opachi alla luce di Dio. La santità, davvero, è invece una perfezione morale che rivela la bellezza, cioè Dio stesso – trasparenza alla luce divina. Quale maggiore bellezza dell’umiltà di Serafino? Della semplicità del Beato Ruysbroeck, della povertà di S. Francesco d’Assisi? Della gioia del Beato Giovanni Colombini? Quale maggiore bellezza di quella che ci offrono i santi? Il mondo sussiste davvero non soltanto per la preghiera dei santi, ma per la loro bellezza. Togliete al mondo la santità: il mondo rimane oscuro; non soltanto vuoto, ma tenebra. È per i santi che questo mondo trasparisce il mondo divino, e in questo mondo si fa presente la bellezza del Cielo.
Ora: Maria è la totale bellezza – “tota pulchra”. È una bellezza totale perché appunto è una rivelazione pura di Dio. Non attira a sé lo sguardo, non lo ferma a sé: tu attraverso di Lei non giungi che a Lui. Ella rivela lo Spirito, è il segno dello Spirito; proprio in questa bellezza pura, proprio in questa bellezza incontaminata. Contemplando Maria noi possiamo avere una qualche concezione di quello che è la bellezza: la bellezza è veramente un mistero, e quale mistero! È il mistero di una presenza di Dio nel mondo: mondo che il peccato aveva totalmente oscurato, reso arido, privo di luce, di forma, di ordine, caos, vuoto, come all’inizio, mondo che proprio per la santità ritorna ad essere invece aperto alla luce, un mondo significativo, perché significativo in Dio.
La Immacolata Concezione di Maria, la santità di Maria che non conosce peccato, è veramente la suprema bellezza perché trasparisce Dio totalmente; cioè in Maria il mistero della bellezza si manifesta completo, o piuttosto, si scioglie: è Dio. Dio che finalmente si è versato, è traboccato nel mondo, si è fatto presente nella creazione, ha investito tutta la creazione, ha fatto sì che tutta la creazione fosse un puro ostensorio di Sé. Ecco quello che nella Vergine rivela lo Spirito. Certo, se all’inizio della creazione Dio vedeva buone tutte le cose, soltanto alla fine della creazione le vide belle in Maria. Non si parla nella Genesi di una bellezza, si parla di una bontà. Maria Santissima supera la bontà del Paradiso terrestre, la bontà della creazione primitiva, perché la creazione primitiva non possedeva questa glorificazione, perché al principio della creazione lo Spirito Santo non viveva in così intima comunione con l’uomo come ora al termine Egli vive. Non è soltanto il Paradiso antico, dunque, che si fa presente in Maria: è il Regno stesso di Dio. Si va oltre: non è un ritorno al passato, è un aprirsi piuttosto dell’avvenire, è un’anticipazione piuttosto, in Maria, del Regno di Dio; di quando Dio sarà tutto in tutte quante le cose, perché già Dio è tutto in Lei e Lei non è colma che di Lui, e Lei non rivela che Lui.

Bibliografia

  • D. Barsotti, «La Bellezza», ritiro di Milano 8 dicembre 1962.
  • D. Barsotti, «Il rapporto di Maria con lo Spirito Santo», adunanza del 4 dicembre 1960.
  • Paolo VI, Marialis Cultus, esortazione apostolica del 2 febbraio 1974.
  • J. Castellano, (beata) Vergine Maria, in Nuovo Dizionario di Liturgia, a cura di D. Sartore e A. M. Triacca, specialmente da p. 1565.
[Ricordiamo che il tema della bellezza ha ricevuto uno sviluppo grandissimo nell’oriente cristiano, sia nel culto dell’icona, sia nella “Filocalia” (= amore alla bellezza); e alla bellezza, che secondo una famosa espressione di Dostoevskij “salverà il mondo”, sono dedicate opere famose, fra cui ricordiamo di P. N. Evdokìmov, Teologia della bellezza, Edizioni Paoline 1984]

A cura di Margherita Ientile

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