RISTAMPATO "UNA COMUNITÀ E IL SUO FONDATORE

Alcune settimane orsono, don Divo Barsotti è entrato nella vita eterna. Egli ha lasciato alla Chiesa intera un carisma di vita monastica e laicale di grande attualità e semplicità: vivere la filiazione divina cui ogni battezzato è stato elevato.
Ha lasciato pure un tesoro incalcolabile di dottrina teologica e spirituale su cui nei prossimi anni dovremo continuare a meditare per assimilarne sempre più le ricchezze.
Ho avuto il dono del Signore di poter incontrare don Divo e di essere accolto dalla sua amicizia. Mi ha sempre stupito per la profondità della sua unione col Signore, l'acutezza con cui percepiva nella storia la presenza del mistero redentivo, il desiderio incolmabile di nascondimento.
L'opera di Annalisa Colzi è un prezioso aiuto a chi vuole iniziare a conoscere uno dei più grandi mistici della Chiesa moderna.

Bologna, 29 marzo 2006 + Caffarra Card. Carlo

La prima edizione di questo libro uscì nel 2004, e fu un omaggio che la Comunità dei figli di Dio volle fare al proprio Padre Fondatore don Divo Barsotti in occasione dei suoi 90 anni. Fu infatti stampato in proprio, con i mezzi limitati e modesti che una stampa in proprio può produrre. Nonostante questo, ne furono ristampate in breve tempo diverse altre copie, a due riprese, perché vi fu una certa richiesta anche fuori dagli ambiti della Comunità.
Ora la Casa Editrice Shalom, che stampa testi di spiritualità e di preghiera, propone ad un pubblico più ampio la storia di questo padre, don Divo, e della sua famiglia.
Nel frattempo un fatto importante è sopravvenuto: don Divo ha lasciato questo mondo, addormentandosi in Cristo il 15 febbraio 2006, dopo lunga malattia. E questo passaggio lo ha portato più vicino a noi, e più forte si è fatto il suo richiamo che passa attraverso la sua Comunità e i suoi scritti. Nei giorni successivi alla sua morte la stampa nazionale, accorgendosi quasi improvvisamente della sua figura, lo ha definito unanimemente con questa espressione: l'ultimo mistico del `900. Dopo di che don Divo è ritornato nel suo silenzio luminoso, e la stampa ai suoi affari rumorosi.
Ma la definizione che hanno dato è azzeccata. Don Divo è stato un mistico, fin da giovane, e queste pagine lo dimostrano ampiamente. Un mistico è un uomo di Dio, è un santo. E don Divo Barsotti, passato ora dal vaglio della morte, è uno che ha ascoltato a lungo la voce dello Spirito, l'ha meditata nel suo cuore, l'ha fatta sua, e l'ha trasmessa. Nel suo amore per il Signore e per la verità, e nel suo trasmetterla pazientemente ai fratelli, egli è stato un santo, perché non ebbe mai altro interesse che questo.
Vissuto poveramente, disinteressato completamente delle mondanità, ma fortemente calato nel concreto dell'uomo di oggi, don Divo ha passato moltissime ore della sua esistenza pregando e stando in silenzio, a leggere le cose di Dio e meditarle. E quando poi parlava, le sue parole erano marchiate con il fuoco.
Chi scrive queste poche righe è stato marchiato pure lui dal fuoco di quella parola di don Divo, per cui sa di che cosa sta parlando.
Da questo uomo di Dio è sortita una famiglia, che si è costituita per il semplice fatto di essersi raccolta in preghiera attorno a lui. Egli non aveva propositi di fondare alcunché, ma quando ha visto che della sua esperienza anche altri, misteriosamente, si volevano nutrire, non li ha mandati a mani vuote. Ma non ha trasmesso sé stesso: non è l'uomo che conta, è Dio che si deve cercare sempre, ed egli ha dato ai suoi amici un programma: andate nel mondo, ma consacratelo con la vostra presenza. Li ha dunque mandati e tenuti vicini al tempo stesso, insegnando loro a pregare come la Chiesa insegna, ossia con la Liturgia delle Ore, con l'amore ai Sacramenti, con la preghiera del cuore, con la lettura e meditazione della Sacra Scrittura, consacrandosi però interamente (e questa è la novità della Comunità) al Signore Gesù, alla Santa Vergine e alla Chiesa come si consacrano i religiosi o i monaci negli austeri conventi.
È così saltata fuori la Comunità dei figli di Dio, e la Chiesa l'ha ufficialmente riconosciuta , facendo propria l'intuizione di don Divo. Il dono pertanto è per tutta la Chiesa, ed è giusto che sia conosciuto. Questo testo ne presenta le radici, la fonte, l'intuizione originaria.
Il mondo deve essere consacrato attraverso l'attività dell'uomo, ma la potenza viene da Dio, che viene accolta nella libertà dai suoi figli. I membri della Comunità non si distinguono dagli altri, non hanno opere particolari, non hanno conventi , non fanno nulla che possa attirare l'attenzione, ma sono chiamati a vivere in sé la pienezza della vita di Dio in Cristo, assumendo tutta quanta la creazione, lavorando e offrendola a Dio nella preghiera. Proprio come Gesù, che venne in mezzo ai suoi, operò per il bene dell'uomo, in unione intima al Padre, salvando attraverso il sacrificio di sé.
Una grande missione, dunque, ma vissuta nella assoluta normalità e soprattutto nella gioia e nella speranza. Dio, infatti, è amore.
A questo amore alluse il Cardinale Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, nell'omelia del funerale: "Ho un ricordo personale che riemerge spesso in me e mi interpella con forza. In una delle mie prime visite a don Divo si parlava, tra le altre cose, dell'impegno sociale e dell'attività caritativa dei cristiani. Don Divo osservò che spesso non sono segno di autentica fede e carità, e aggiunse mestamente: `Molti non amano Gesù Cristo'. E vidi due rivoli di lacrime scendere dai suoi occhi e rigare il suo volto. Rimasi intimamente commosso e mi tornò in mente la folgorante parola di san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: `Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema' (1 Cor 16,22)".
Di questo amore si nutre l'esperienza cristiana autentica: un amore profondo, definitivo per Gesù vivo, un amore che va cercato e vissuto con quella santa ansia descritta nel Cantico dei Cantici. Tale amore è fatto per anime autentiche ed esigenti, che rifiutano i surrogati offerti dal mondo. Un amore per il quale si piange e per il quale si ride, per il quale si soffre e per il quale si spera, perché quello che si vive con il Signore Gesù è un amore vero.
Questo amore spinge alla ricerca del silenzio, del raccoglimento, dell'uomo interiore. Così i consacrati della Comunità dei figli di Dio sono dei "monaci nel mondo" che camminano con il breviario in mano, che guardano il Cielo stando per terra, offrendo e vivendo la loro realtà, qualunque essa sia, al Signore. Ma il loro viaggio è soprattutto verso l'interno, perché il vero cammino è il "pellegrinaggio interiore", verso il cuore. Là soffia quella brezza leggera che dispone all'incontro, all'unione con Gesù. Questa ricerca, questo pellegrinaggi( desiderano fare tali uomini e donne, seguendo la forte e vigorosa indicazione di don Divo Barsotti un uomo che questo cammino l'ha fatto con i "sigillo di Dio sul cuore e sul braccio" (CdC 8,6).
La lettura di queste pagine ha come scopo quelle di mettere in moto le anime, perché cerchino, e infine trovino, nella preghiera continua, quel fuoco interiore che il Signore ha mandato sulla terra nor per pochi eletti, ma per chiunque voglia volare il cielo come le aquile, e con umiltà e fervore getta vip tutto per acquistare la perla preziosa nel campo.

p. Serafino Tognetti
Superiore Generale della Comunità dei figli di Dio

Annalisa Colzi “Una Comunità e il suo fondatore”, Editrice Shalom. Pagg.320. € 5.00

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