TRA LA MORTE E IL FUNERALE

“Quando morirò, vorrei che si cantasse il Prefazio della Santissima Trinità”. Così scriveva nei suoi Diari il Padre nel lontano 10 novembre 1935, ancora seminarista a San Miniato. Essendo a conoscenza di questa frase, e desiderando esaudire questa lontana richiesta, i fratelli di Casa San Sergio avevano fotocopiato il prefazio della Messa della Santissima Trinità, quello dell'antico Messale in latino della Messa prima del Concilio (a quello ovviamente si riferiva il Padre nel 1935). Si tratta di una stupenda sintesi di teologia trinitaria, che sarebbe davvero da meditare, e anche meditare sul perché il Padre volesse che gli si cantasse proprio quel testo nel momento della morte. Al momento della morte, come detto, era presente solo il nostro fratello del IV ramo Antonio. Resosi conto della situazione, Antonio corre a chiamare p. Doroteo, il quale a sua volta chiama p. Serafino e p. Agostino. Si rimane in silenzio davanti al Padre. A tutti appare chiaro che il Padre è realmente morto, ma si rimane attoniti, in silenzio davanti a lui.
Poi inizia il Prefazio: “... Quod enim de tua gloria, revelante te, credimus, hoc de Filio tuo, hoc de Spiritu Sancto, sine differentia discretionis sentimus...” Così volle il giovane Padre, e così è stato fatto.
Chiamato il medico per la “constatazione di morte” che deve essere fatta per legge, i fratelli Doroteo e Antonio, raggiunti poi da Damiano, richiamato urgentemente a Casa San Sergio dalla Facoltà teologica dove si trovava per le lezioni, si sono dedicati alla preparazione e composizione della salma del Padre, vestendolo con la veste del IV ramo della Comunità, più la stola bianca, segno sacerdotale. Nel frattempo altri fratelli preparavano la cappella di Casa San Sergio in modo che potesse accogliere la salma per l'esposizione. Allo stesso modo, con tono sommesso, iniziava il giro di telefonate per avvertire tutta la Comunità dell'avvenuto decesso del Padre.
Verso le ore 14.00 il Padre è stato portato in cappella a Casa San Sergio, e i fratelli della Casa hanno iniziato una lunga presenza orante che è durata ininterrottamente per un giorno e mezzo, mentre cominciavano ad arrivare anche fratelli e sorelle della Comunità.
I primi ad arrivare sono stati, anche per questione di vicinanza geografica, i fratelli e sorelle della vita comune, del Sasso e di San Donato in Poggio, che hanno guidato la prima preghiera davanti al Padre Fondatore, poi da Firenze, da Livorno, e dalle zone più vicine.
In piena notte, dopo sette ore di viaggio, sono arrivate quattro macchine dalla Puglia: Nino e Lucia D'Anzeo, Tonino e Maria De Cata, Vanda e Cristina da San Severo; Vito di Ciaula, Gregorio Cattozzella, Enza e i coniugi Campanale da Palo del Colle e Modugno: fratelli che appena avuta la notizia della morte del Padre si sono messi immediatamente in macchina per venire a dargli l'ultimo saluto. L'Assistente di Famiglia di Napoli, Maria Persico, si trovava a Perugia per cose sue, e appena saluto della morte del Padre, è venuta a Settignano dove ha voluto rimanere accanto al Padre per tutta la notte.
Poi tanti altri, di cui non possiamo riportare i nomi per questioni di spazio: fratelli e sorelle di varie parti della Comunità via via arrivavano, a tutte le ore, salendo la stradina di Settignano. Si pregava, durante la notte, alternando momenti di preghiera comune (rosario, Mattutino della Resurrezione) a momenti di silenzio, di colloquio interiore con il Signore e con il Padre Fondatore, lì presente. Alcuni facevano notare la solennità della composizione del suo corpo, altri la bellezza del volto... Si pregava e si stava con il Padre, sapendo che quelli erano gli ultimi momenti in cui lo si poteva ancora vedere, ed era davvero bello poter stare ancora con lui, nella sua amata cappella di San Sergio, dove tante volte lo abbiamo visto celebrare commosso il Mistero dell'Eucarestia.
P. Serafino ha voluto celebrare due Messe, alla presenza della salma del Padre: una la sera del 15 e una la mattina del 16, questa seconda con tutti i fratelli sacerdoti della vita comune. Come era bello per noi vederli attorno all'altare, davanti al loro Padre! Sembrava davvero che la tristezza cedesse il passo alla lode.
Nelle due omelie p. Serafino ha letto alcuni spezzoni dei Diari del Padre giovanissimo, ventenne, pagine davvero impressionanti, che vogliamo tutti al più presto pubblicate e messe a disposizione di tutta la Comunità; e anche ha letto le ultime parole del Padre, dette nell'ultimo mese di vita. Nel leggerle piangeva, come piangeva fratel Sergio nel leggere la prima lettura, che in entrambe le Messe è stata 1Gv 3: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!
La mattina del 16 febbraio la cappella di Casa San Sergio è andata via via riempiendosi di persone che venivano da tutta Italia, dalla Sicilia al Piemonte, alcuni per fermarsi solo poche ore e riaffrontare lunghissimi viaggi di ritorno.
Alle ore 14.00 è arrivato l'Arcivescovo di Bologna, Mons. Carlo Caffarra, il quale – non ce lo aspettavamo – si è profondamente commosso nel vedere il Padre. Tutti abbiamo pensato, come si dice di Gesù che piange davanti alla tomba di Lazzaro: “Guarda come lo amava!”. Mons. Caffarra ci ha anche rivolto alcune parole, interrotte più volte da momenti di commozione, davvero belle e importanti, ricordandoci il messaggio del Padre e invitando tutti i presenti a riviverlo nella propria vita.
Alle ore 16.00 il momento che nessuno avrebbe voluto, ma inevitabile: il Padre lascia la sua amata Casa San Sergio, dove era arrivato esattamente 50 anni prima (primavera del 1956). Sappiamo tutti che il Padre in quel momento è altrove, è nel Signore, ma vederlo uscire da quella porta fa un grande effetto. Per questo momento solenne padre Serafino esorta tutti i presenti ad avvicinarsi alla salma del Padre e cantare insieme il “Te Deum”. “Noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo Signore... Vincitore della morte, hai aperto ai credenti il Regno dei Cieli....” Note elevate che arrivano accorate al Cielo. In quel momento c'è tutta la Comunità rappresentata, nei suoi quattro rami, e nella sua estensione (ci sono Adrian e Beverly dall'Australia) che ringrazia Dio per il dono che ci ha fatto della persona del Padre. Al termine, proprio prima di uscire, p. Serafino per tre volte esclama ad alta voce l'affermazione, cui tutti rispondono: “Il Cristo è risorto! Egli è veramente risorto!”. Poi il padre viene caricato nella macchina delle onoranze funebri, mentre tutti cantano, in via Crocifissalto, il “Regina Coeli”.
Da quel momento, e fino a lunedì 20, la salma del Padre riposa presso le cappelle del commiato dell'ospedale fiorentino di Careggi, ma in una zona riservata inaccessibile. Inizia per quelli di San Sergio, e anche per tutti, una attesa che assomiglia un poco all'attesa di tre giorni degli apostoli e delle donne dopo la deposizione del Signore, in attesa della resurrezione.
 
Venerdì 17 febbraio. Decine e decine di telefonate intasano la linea di Casa San Sergio, centinaia di messaggi e telegrammi giungono da ogni parte di Italia e del mondo per esprime vicinanza, preghiera e solidarietà. Poco prima dei Vespri giunge a Casa San Sergio Mons. Luciano Giovannetti, Vescovo di Fiesole, che vuole parlare da solo con i fratelli della vita comune. È un buon padre che viene a confortare i figli, a esortarli alla pace, alla serenità. Egli sente molto il legame con la Comunità, soprattutto per via del Santuario della Madonna del Sasso che si trova nella sua Diocesi, ma è anche bello e sentito il suo legame con la persona del Padre. “Egli ora vi ancora più vicino – dice il Vescovo ai fratelli – potete tranquillamente pregare lui perché interceda per voi in tutto quello che gli chiederete”.
 
Sabato 18 febbraio. Telefona il Cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo emerito di Firenze: vuole venire a celebrare la Messa a Casa San Sergio. Alla presenza di tutta la vita comune e di tanti altri fratelli consacrati, il Cardinale celebra per noi all'altare di Casa San Sergio. Fu lui, Card. Silvano Piovanelli, che nel 1984 firmò il decreto di riconoscimento canonico della Comunità, cosa che crea tra lui e noi un legame profondo. Anche le sue parole sono per noi tutti importanti: egli ricorda il suo rapporto e il suo legame con il Padre, ci esorta ad essere fedeli a quanto ricevuto, ringrazia Dio per il dono del Padre dato non solo alla Comunità, ma a tutta la Chiesa. Dal momento che è un Cardianale che parla, accogliamo queste espressioni con un senso vivo di gratitudine, che ci dà conforto.
La giornata trascorre nella preparazione del funerale di martedì, con un'aria di pace, anche se evidentemente la mancanza del Padre nella Casa appare a tutti una cosa ancora strana, cui doversi pian piano abituare. Alla mattina padre Serafino parla in diretta a Radio Vaticana sul Padre, intervista che verrà trasmessa la sera stessa a Radio Maria.
Alla sera i giovani della Comunità toscana organizzano una veglia di preghiera per il Padre nella parrocchia di Settignano. Vengono a prendere un quadro della Madonna che era in camera del Padre, per avere un “segno” della sua vicinanza durante la veglia. Ore di preghiera, di lode, di ringraziamento, di supplica. Chiediamo al Padre che ci sia sempre vicino, e preghi per noi, ci accompagni sempre nel nostro cammino.
 
Domenica 19 febbraio. Si celebra la Messa a Casa San Sergio, ancora con la presenza di tanti fratelli e sorelle della Comunità. Tutti vogliono cogliere ancora qualche segno della presenza del Padre, nell'attesa di dargli l'ultimo saluto martedì nella basilica della Santissima Annunziata. È Casa San Sergio il polo di attrazione in questo momento.
 
Lunedì 20 febbraio. Sembra di essere in attesa di qualcosa di grande... Tanti consacrati arrivano, da tutte le parti di Italia: non si sa dove dormiranno, dove mangeranno: le nostre case si riempiono, ma anche amici e comunitari mettono a disposizione le loro abitazioni. Al pomeriggio una delegazione di fratelli della vita comune e di altri della Comunità di Palermo, Brindisi e Bolzano, più le due sorelle giunte dal Benin, Angela e Veronica, si recano nel luogo dove il corpo del Padre è stato conservato per tre giorni; di lì si va tutti alla Basilica dell'Annunziata a Firenze. Il feretro arriva verso le 16.00, e lì rimarrà tutta la serata, tutta la notte, e il giorno dopo fino al momento del funerale. La salma venerata del Padre viene messa nella cappella di San Sebastiano, e subito inizia l'ultima grande veglia. I primi ad arrivare sono i monaci di Montesole: Athos con quattro suoi confratelli; poi via via tanti altri, della Comunità e non: frati, suore, laici, coloro che a Firenze hanno conosciuto il Padre. I nostri della vita comune assicurano una presenza per tutta la notte: sono ore di veglia, di preghiera... ci rendiamo conto che sono le ultime ore in cui si può vedere la salma, la figura, il volto che ebbe su questa terra il Padre, e si rimane fissi a guardarlo...
E così le ore passano, e viene mattina, il giorno del funerale
 
Martedì 21. Giorno del funerale del Padre, previsto per le ore 15.00 nella Basilica della Santissima Annunziata? Perché proprio lì e non nella cattedrale, come si fa di solito per i sacerdoti? Perché il Padre aveva chiesto proprio così: di poter essere offerto a Dio per le mani di Maria e che, se possibile, il suo funerale fosse celebrato proprio davanti all'immagine più venerata del popolo fiorentino: la stupenda Madonna dell'Annunciazione, basilica retta dai Padri Servi di Maria. Durante la mattinata si susseguono visite, preghiere, momenti di raccoglimento. La Comunità sta arrivando in massa: da Ragusa, da Bolzano, dalla Puglia, dal nord e dal sud, impossibile rendersi conto di tutti.
 
Ore 12.40: la salma del Padre lascia la cappella di San Sebastiano ed entra nella Basilica centrale, dove prende posto davanti all'altare, pronto per l'ultima Messa su questa terra. La chiesa si va riempiendo, ormai non manca altro che attendere l'inizio del solenne rito delle esequie.

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