CHIESA E COMUNITÀ: LA VITA RELIGIOSA REA DIRITTO CANONICO E MISTERO
Adunanze 2010-2011

Per comprendere meglio questo articolo si consiglia di leggere precedentemente quello nella rubrica "Formazione e voti": Breve storia della vita religiosa in Occidente.

Se dovessimo dividere lo stato di tutti i battezzati della Chiesa in "rami" o "gradi" (che qui chiamerò livelli per non confonderci le idee) sulla falsariga della Comunità, secondo le norme attuali del Diritto Canonico troveremmo grosso-modo questa situazione:

  • In uno stato denominato "laici":
    1. livello: i laici "semplici", cioè tutti quelli che sono "solo" stati battezzati (gli sposati e i "single" che non hanno fatto i voti);

    2. livello: laici consacrati, cioè quelli che hanno fatto i voti nella castità perfetta ma vivono nel mondo, cercando di portare lo spirito del Vangelo nelle realtà sociali, e senza condurre vita comune (per esempio gli istituti secolari) o anche conducendo vita comunitaria (per esempio alcuni membri dei Movimenti tipo Focolarini o CL).


     
  • In uno stato denominato "religiosi" (perché oltre ad aver fatto i voti conducono vita comune):
    1. livello: i reliqiosi di vita "attiva" o "apostolica", cioè che si occupano di apostolato, di opere sociali, di assistenza, di insegnamento, ecc... ( per esempio, gli Ordini mendicanti, francescani e domenicani e le innumerevoli Congregazioni sorte soprattutto negli ultimi secoli);

    2. livello: i reliqiosi di vita "contemplativa", consacrati totalmente alla preghiera e alla speranza dei beni futuri (gli ordini monastici, eremitici o cenobitici, gli istituti di vita contemplativa).

Vi sembra che questa struttura assomigli a quella della Comunità?
Ebbene, a prima vista sì, in particolare alla struttura iniziale, dei primi anni, quando si parlava di "Gradi", quando gli sposati non facevano i voti e quando erano previste due forme di vita comune. Ma in realtà la Comunità ha una "struttura" totalmente diversa e viaggia secondo una logica che supera e sorpassa questa fisionomia. Vediamo perché.

  1. Tutti questi stati di vita, in Comunità, hanno un unico Statuto e un unico Governo.
    Se le realtà sopra descritte sono ognuna una cosa a sé e hanno ciascuna loro Statuti e Superiori, la Comunità ha un solo Statuto e un solo Governo per tutti questi stati di vita. Questa sarebbe una cosa assurda se non si tenesse conto dei due punti che seguono.

  2. In Comunità siamo tutti religiosi
    Come si è visto nell'articolo "Siamo una famiglia religiosa", il Padre rifiuta questa distinzione tra laici e religiosi. Tutti siamo religiosi essendoci consacrati, e tutti rimaniamo laici, se non siamo chierici.
    Ne consegue che anche chi è sposato o chi non conduce vita comune è un religioso, se tende alla perfezione della santità nello stato in cui Dio l'ha messo.

  3. In Comunità siamo tutti monaci
    Nella struttura vista sopra, "monaci" sono quelli nel 4° livello, perché consacrano la loro vita alla preghiera e vivono con lo sguardo rivolto alla realtà escatologica. Queste due caratteristiche sono invece la spiritualità ordinaria di tutti i consacrati CFD.
    Per il Padre un cristiano o è un monaco o non è cristiano. Il cristiano è "l'uomo della fine", ed è costitutivo dell'essere cristiani avere una visione escatologica della Realtà.

È importante avere le idee chiare quando dall'esterno ci chiedono della Comunità, soprattutto persone esperte di Diritto Canonico, quali possono essere sacerdoti o vescovi; la struttura simile a quella indicata dalla Chiesa può facilmente confondere le idee. È normale che ragionino e ci classifichino secondo le norme vigenti, ma questo non deve condizionare il nostro cammino e la nostra spiritualità.
Potremmo per esempio essere indotti a pensare: «Se ho fatto i voti (o la consacrazione) e vivo nel mondo sono una laica consacrata e devo occuparmi delle cose del mondo, santificare il mio ambiente di lavoro, ecc...». No. Il tuo dovere e condurre una vita di preghiera, perché sei una monaca. E se anche lavori come cassiera in un supermercato, vivi col cuore immerso nella contemplazione del Mistero di Cristo. Questo è il tuo unico compito e la tua unica vocazione.
Nella spiritualità della CFD anche se vivi nel mondo, anche se sei sposato sei un monaco e sei un religioso, anche se il Diritto canonico ancora non Io riconosce.

Questa comprensione del disegno di Dio sulla Comunità è tanto originale che pure il Padre l'ha dovuta "capire". Forse lui stesso all'inizio aveva un'idea diversa, l'idea di una struttura più ancorata al diritto vigente. Se leggiamo per esempio i libri delle Circolari, vediamo che c'è un'evoluzione nel suo pensiero. Lui stesso ha dovuto guardare e capire quello che Dio voleva dalla Comunità, e piano piano si è illuminata questa strada, questa struttura che appare così insolita.
Sebbene questa fisionomia della Comunità sembri tanto originale, è tuttavia antichissima e trae la sua giustificazione dal Mistero stesso della Chiesa.
Se vogliamo capire la vita religiosa nel suo Mistero dobbiamo guardare più alla Liturgia che al Diritto Canonico; e se lo scopo della vita religiosa che professiamo è quello di farci diventare santi, proviamo a dare un'occhiata al nostro breviario nella sua quarta parte: il "Comune dei santi". Qui capiamo in modo più profondo la "classificazione" dei Cristiani.
Cominciamo a considerare la gerarchia con la quale sono ricordate le varie categorie.
Dopo la Vergine Maria, che è un caso assolutamente unico di santità, e gli Apostoli, che sono una categoria estinta (o meglio, completa), troviamo i martiri. Essi sono i santi per eccellenza, tanto che il calendario liturgico dei santi si chiama "martirologio". Ne vedremo più avanti il motivo profondo.
Dopo i martiri troviamo i pastori e i dottori della Chiesa. Questa posizione la meritano in forza di una santità "oggettiva" che il sacramento dell'Ordine conferisce a chi ha il dovere di guidare il popolo di Dio. Inoltre, per il grave compito che hanno ricevuto, hanno un obbligo maggiore di farsi santi.
Troviamo poi le vergini. La vergine ha un posto d'onore, credo, perché è immagine della Chiesa. Come i pastori sono immagine di Cristo, la vergine è immagine della sposa di Cristo, "ipostasi" della Chiesa, direbbe il Padre.
Infine troviamo la generica categoria dei santi e, col privilegio dell'ultimo posto, le sante. Tra i santi e le sante c'è la sottocategoria dei "religiosi" con le sole antifone ai cantici evangelici loro proprie. Tutto qui? Si, tutto qui.
Non esiste per esempio un "Comune dei laici" in quanto laici, non esiste un "Comune delle suore", o "dei contemplativi", o dei "laici consacrati", o di "quelli che hanno fatto i voti semplici", o di quelli "che hanno fatto i voti solenni"... e così via. Ecco il "Mistero" dello stato religioso: esso è linearmente espresso dalla Liturgia. Si celebrano i santi nella semplicità della loro adesione al Signore. Le poche categorie del Breviario esprimono tutta la ricchezza e la semplicità di Dio.
Pensiamo: il grande Antonio abate, monaco eremita del IV secolo, o Romualdo, fondatore dei camaldolesi, devono "accontentarsi" di essere ricordati con un generico "Comune dei santi", assieme all'ultimo ciabattino sposato che sia stato fatto santo come loro.
La grande Maria Maddalena de' Pazzi, monaca contemplativa di voti solenni e di clausura papale, si trova ad essere ricordata nel "Comune delle vergini" assieme all'ultima suorina di vita attiva, o addirittura a santa Caterina, che visse a casa sua e non era nemmeno una suora. E poi anche per loro si può scegliere se celebrarle col "Comune delle sante", assieme a tutte le altre donne che si siano santificate, col misero "privilegio" di un'antifona propria per le religiose.
Questo non vuol dire appiattire le differenze, ma prendere in considerazione le differenze vere.
Questo significa anche capire che se il ciabattino sposato si è fatto santo è perché nel suo stato ha amato il Cristo con l'intensità di un monaco; se la suorina di vita attiva o la consacrata nel mondo sono sante è perché hanno vissuto i più alti gradi di vita contemplativa.
Essere monaci ed essere contemplativi poi, in ultima analisi, significa tendere al martirio.
Il martire infatti è il testimone, "colui che ha visto", come il contemplativo, e che partecipa con tutto il suo essere - corpo, anima e spirito - di questa "visione", come il monaco.
La "visione" non può che essere il Cristo crocifisso e consumato nella Gloria.
Martiri, cioè testimoni per eccellenza sono gli Apostoli e sopra tutti la Vergine Maria.
È questa la vera vita religiosa. È così che si sale la scala santa del Paradiso nella logica del Mistero. Nelle Adunanze di quest'anno studieremo il nostro Rituale e vedremo come tutto questo sia presente.
Il Padre così si esprime: «Dobbiamo insistere su questo principio: i quattro Gradi della Comunità non rappresentano quattro Comunità diverse. Noi abbiamo una sola vocazione: raggiungere Dio attraverso la morte. È la vocazione di ogni cristiano, ma noi l'accettiamo pienamente volendo rispondere in modo pieno, volendo tendere a Dio che è al di là della nube. Il vero cristiano è il martire e gli altri lo sono nella misura che tendono al martirio. Il martire realizza la partecipazione piena al mistero del Cristo. Ma il martirio non possiamo darcelo da noi; perciò volendo mantenerci disponibili alle esigenze della grazia, dobbiamo cercare di vivere il martirio nella misura che Dio ci mette in condizione di realizzare un distacco e un'adesione a Lui che ci facciano anticipare questa grazia del martirio.
Il cristiano, in quanto cristiano, è un separato: anche chi vive nel matrimonio, se vive cristianamente, è un separato. È il Battesimo che ci riserva a Dio e ci esclude dagli usi profani. Consacrati a Dio, non apparteniamo più al mondo né a noi stessi
» (Ritiro a Settimello - FI, 21 giugno 1959).

Le leggi umane del Diritto Canonico sono complesse; la Chiesa ha bisogno di catalogare i cristiani in una "classificazione" pratica, per poter dare delle norme che li governino. È un legiferare sempre impegnato a cercare di star dietro a tutte le realtà che nascono dentro la Chiesa; sempre preoccupato di trovare la casella giusta per le varie comunità che sorgono. È un legiferare e un classificare sempre imperfetto e inadeguato, come tutte le cose umane.
Ringraziamo i nostri Pastori per questo lavoro di Governo, ma non perdiamo mai di vista la linearità e la semplicità di Dio. Questa la troviamo nella Liturgia che celebriamo. In essa ricordiamo i santi e l'Unica Via con cui si sono santificati. La nostra vita religiosa non è finalizzata a trovare una casella nel Diritto Canonico, ma una dimora nel Regno dei Cieli.

Lucrezia

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