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Divo Barsotti
PAROLA E SILENZIO
San Paolo
pp. 240 - Euro 10,00

Dopo La fuga immobile, che fu l'esordio della serie delle ristampe dei testi prestigiosi del Padre, è la volta del secondo Diario introvabile: Parola e silenzio. La prima edizione è della Vallecchi, e chi ce l'ha se lo tenga stretto perché è già fuori mercato da decenni, e diviene sempre più un libro raro.
Ma grazie a Dio ora il testo stesso viene reso disponibile, accessibile, in virtù della ristampa paolina.
È il primo libro che esce dopo la morte del Padre. Ci sarà un significato? È casuale? Forse no: si tratta infatti del Diario degli anni 1955-1957 e, come si sa, il Padre è andato a vivere a Casa San Sergio nella primavera del 1956. È il Diario dunque che traccia una linea, un passaggio, tra il prima-Settignano e il dopo-Settignano. Il Padre giunse sul colle insieme ad Antonio Spezzani, e qui costruì la prima vita comune; la prima volta che ne parla è proprio in questo Diario, a pag.57, nel giorno 4 marzo 1956.
Una giovane studiosa che si laureò qualche anno fa presso la Facoltà di Lettere a Catania con una tesi sul Padre, ci disse che ella aveva letto tutti i Diari del Padre, e che fra tutti preferiva Parola e silenzio, trovandolo più lirico, più profondo e pieno di altri. Dicendo questo, noi di Casa San Sergio abbiamo il ricordo che il Padre assentiva in silenzio. Probabilmente in quegli anni egli aveva una vena, una maturità, una riflessione davvero completa. Per questo motivo pensiamo che il Diario proposto ora (secondo e ultimo delle ristampe paoline, poi ci dedicheremo di più alla Sacra Scrittura, ma non era possibile non ristampare due Diari che da decenni erano introvabili) sia l'occasione d'oro per conoscere di più il Padre, nel momento in cui la conoscenza del suo pensiero passa necessariamente per la lettura dei suoi testi.
L'introduzione è di Carlo Bo; si è lasciata quella che scrisse per la prima edizione nel 1969, perché ci sembra perfetta: “In questa crisi terribile che sembra minacciare la sopravvivenza della Chiesa e del cristianesimo, una sola è la parola che si impone: il testimone deve, con la sua medesima vita, dimostrare la verità”.

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